Le prime trasmissioni radiofoniche, furono le fondamenta per il futuro della radio

Le prime trasmissioni radiofoniche, furono le fondamenta per il futuro della radio

Prima della nascita della trasmissione radiofonica, per intenderci l’ascolto della radio, esistevano già trasmissioni di segnali elettrici via cavo,
parlo del telegrafo che esisteva dal 1844 e del telefono nato nel 1877.

Heinrich Rudolph Hertz nel 1888, iniziò le prime trasmissioni con le “onde hertziane” appunto dal suo nome in quanto inventore .
I primi esperimenti di trasmissione a distanza furono eseguiti da Guglielmo Marconi a partire dal 1895, nel 1897 riuscì ad effettuare un collegamento tra Inghilterra e Francia.
La prima trasmissione transoceanica la realizzò nel 1901, quest’evento inaugurò ufficialmente la prima trasmissione transoceanica, aprendo di fatto la strada alle comunicazioni su scala “globale”.

Non si trattava ancora di trasmissioni radiofoniche, ma di telegrafo tramite trasmissioni in codice Morse, non era una comunicazione diffusa da uno a più riceventi, ma una trasmissione radio che arrivava ad un singolo ricevitore.

Sicuramente né Guglielmo Marconi e tanto meno altri, in quel periodo, avrebbero immaginato che in un futuro neanche tanto lontano, con queste scoperte di base che erano le fondamenta della trasmissione radiofonica, sarebbe nata la radio.

In quel periodo fù scoperto e nacque anche il sistema di audio registrazione, Thomas Edison nel 1877 brevettò il “fonografo” , un registratore a cilindro che inizialmente era stato pensato come strumento per la voce, nello specifico si trattava di un “dittafono”, da subito si pensò all’evoluzione di questo apparecchio per ascoltare la musica.

Nel 1887, Emile Berliner in Germania realizzò il primo “grammofono a disco” e la prima registrazione fu un disco di brani cantati da Enrico Caruso, nacque il primo disco “commerciale” registrato a Milano nel 1902.

In quel periodo ci furono molte scoperte, numerosi scienziati e tecnici (oggi nomi famosi) appartenenti a diversi paesi, contribuirono con le loro invenzioni a realizzare le fondamenta per la trasmissione radiofonica.

Le interazioni elettriche e magnetiche, campi di forza prodotti da cariche elettriche e da magneti, furono oggetto du studio da parte di Michael Faraday, all’inizio del XIX sec.,
scoprì che i campi elettrici possone essere indotti da campi magnetici variabili.

Dopo pochi anni James Clerk Maxwell, lavorando sulle idee di Faraday, fornì le basi della moderna teoria dell’elettromagnetismo, con il famoso ” Trattato dell’elettricità del magnetismo” era il 1873.
Durante le sue ricerche, James Clerk Maxwell sostenne che le onde elettromagnetiche avevano la stessa natura delle radiazioni visibili, cioè della luce e che si propagavano con la medesima velocità ovvero 300.000 Km/s, subendo fenomeni analoghi a quelli luminosi nella riflessione e rifrazione.

Durante una conferenza svoltasi a Berlino, nel 1906, per la prima volta fu adottato il termine “radio”, derivato da “radiazione”, l’argomento trattato riguardava le comunicazioni
mediante onde elettromagnetiche.

Nel 1887 le teorie di James Clerk Maxwell, ebbero una conferma sperimentale dal fisico Heinrich Rudolf Hertz, che riuscì a produrre e a rivedere le onde elettromagnetiche,
denominate appunto onde hertziane. Con l’ausilio di un rocchetto di Runkorff e di un particolare spinterometro, Hertz realizzò il prototipo di un’oscillatore capace di irradiare
un’onda elettromagnetica che poteva essere rilevata a breve distanza, ottenendo scintille tra le due punte affacciate di una spira metallica ad anello semiaperto. Dopo aver
perfezionato la sua parte sperimentale, collaborando con Augusto Righi, ottenne ulteriori risultati nello studio delle onde elettromegnetiche, riproducendo in laboratorio,
quei fenomeni di riflessione, rifrazione e difrazione che caratterizzano la luce.
Questo metodo detto a “scintillazione“, fu adottato da Hertz per rivelare e quindi per ricevere a distanza le onde elettromegnetiche, ma era poco sensibile e non adatto per applicazioni pratiche.

Il fisico e inventore italiano Temistocle Calzecchi Onesti nel 1884 osservò che la conducibilità, molto scarsa della limatura di ferro, aumentava fortemente sotto l’azione di un’onda hertziana e che bastava una perturbazione meccanica (un movimento, un urto, un’oscillazione) per riportare la limatura nelle condizioni di scarsa conducibilità. Sfruttando questo principio, il fisico Edouard Branly nel 1890 costruì il primo tipo di rivelatore Coherer, apparecchio indispensabile per rivelare delle onde elettromegnetiche ad una certa distanza dall’emittente.

Di seguito alla scoperta del Coherer, il russo Aleksander Stepanovic Popov mise a punto antenne rudimentali, ma l’italiano Guglielmo Marconi contemporaneamente e indipendentemente le perfezionò e le rese veramente efficenti.

Nel 1896 Popov, fece il primo esperimento di trasmissione di un messaggio radiotelegrafico, il sistema era costituito da un’antenna, un Coherer e un ricevitore telegrafico Morse, il segnale arrivò a circa 250m dal trasmettitore, che era separato da numerosi muri.

Guglielmo Marconi nello stesso anno, effettuò con un’apparecchiatura analoga, gli esperimenti di Pontecchio, durante questi esperimenti, trasmise segnali
percepibili fino a 2400m di distanza. Nel 1898 dopo aver perfezionato gli studi sulla radio, i trasmettitori Marconiani riuscirono a raggiungere la portata
di circa 50Km, questo fu l’anno in cui, Guglielmo Marconi a soli 24 anni, vendette la prima stazione radio commerciale sulle coste Irlandesi. Nel 1900 lo studioso italiano riuscì ad inserire un rudimentale circuito di sintonia sia nel trasmettitore che nel ricevitore: con questi accorgimenti tecnici le onde radio generate artificialmente riuscirono a raggiungere distanze enormi, superando i 300Km. Nel 1901 Guglielmo Marconi, lanciò il primo messaggio radiotelegrafico attraverso l’atlantico, da una stazione trasmittente situata in Cansvaglia.

Altri scienziati si interessarono e cominciarono a  studiare l’apparecchiatura, contribuendo a svilupparla ulteriormente con continui miglioramenti.
Il sistema era comunque inadatto per la trasmissione dei suoni, infati il limite più grande dell’invenzione di Guglielmo Marconi stava nel fatto che si potevano trasmettere solamente
impulsi adatti per il codice Morse.

Fu Reginald Aubrey Fessenden che nel 1900, usando un trasmettitore a scintilla, riuscì a trasmettere un breve messaggio fonico.  Per la prima volta nella storia del
pianeta la voce dell’uomo poteva udirsi a diveri chilometri di distanza viaggiando sulle onde elettromagnetiche. La prima vera trasmissione radiofonica della stroria, avvenne sei anni dopo, fu sempre Fessenden che riuscì a trasmettere parole e musica nell’etere, la trasmissione radiofonica raggiunse i 25Km di distanza dalla trasmittente che era a Brant Rock sulla costa del Massachusetts.

Era il 1915, la trasmissione radiofonica era una realtà!  Si potevano superare i confini oceanici.

Guglielmo Marconi riprese gli studi sulle onde corte, supportato dall’utilizzo di apparecchiature elettroniche più evolute di quelle che usò nei suoi primi esperimenti, era il 1916.

Con l’evoluzione della tecnoclogia, il vecchio coesore (Coherer) che fu introdotto nel 1901 come componente della radio da Braun, mostrava tutti i suoi limiti,
primo fra tutti quello di dover scuotere la polvere nel tubetto di vetro per portarla in condizioni di “ricezione”. Fu l’americano Dunwoody che cinque anni più tardi, brevettò l’uso del cristallo di carborundum come rivelatore e nello stesso anno un’altro ingegnere Pickard utilizzò i cristalli di silicio.

I nuovi tipi di detector anche se critici nel loro uso, permisero la diffusione dei primi apparecchi riceventi per uso domestico, vennero usati anche altri metalli a questo scopo come la famosa “galena“, da questo minerale presero il nome i primi “radioamatori ” i “galenisti”.

L’ingegno degli scienziati e dei tecnici di allora, che si occupavano dello sviluppo della trasmissione radio, era notevole, ma i risultati per quanto funzionali, lasciavano a desiderare mantenendo la radio ad un livello abbastanza ibrido come srumento elettromeccanico anzichè uno strumento elettronico molto più completo.

Altre invenzioni che contribuirono a creare le fonfamenta della trasmissione radio:
Anno 1889 Nikola Tesla e Joseph John Thomson brevettarono un nuovo tipo di alternatore.
Reginal, Fessenden e Steinmez lo modificarono nel 1903, progrettando un alternatore per applicazioni di radiotrasmissione, capace di generare corrente alternata alla potenza di 1kW e ad una frequenza di 50kHz .

Lo scienziato inglese John Ambrose Fleming, nel 1904 ideò il diodo.
Nel 1906, l’ingegnere americano Lee De Forest inventò il triodo.
Entrambe queste invenzioni, meglio conosciute come valvole termoioniche o tubi elettronici, saranno per gli anni avvenire, l’invenzione regina incontrastata nel settore elettronico.

I primi apparecchi radiofonici erano ovviamente molto rudimentali e costosi, nascevano dalle scoperte effettuate tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, per questi
motivi erano alla portata di poche persone benestanti. Non mancava però l’interesse, nel far crescere la trasmissione radiofonica in campo militare o per esperimenti sientifici su
vasta scala, per portare un esempio si può citare l’utilizzo dell’apparecchio radiofonico utilizzato dal Titanic (1912) per il salvataggio de naufraghi.
I progressi in campo tecnologico avanzano notevolmente e già agli inizi del 1920 la diffusione dell’apparecchio radio coinvolge una fascia più ampia di popolazione.

Nel prossimo articolo, parleremo dell’inizio vero e proprio delle trasmissioni radiofoniche.

A presto
Claudio

Lascia un Commento

Argomenti trattati
Archivio degli articoli
Ricerca per parola chiave
Come trovare lavoro!
Diventa nostro FAN